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Conservazione

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La posizione di Ficedula sulla falconeria

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Abbiamo proprio bisogno di una natura in gabbia?

Invitiamo i ticinesi, soprattutto chi ha compiti educativi, a riflettere su alcuni aspetti connessi con la falconeria, tema diventato d’attualità con l’apertura del centro di Locarno.

Ci sono mille modi per osservare i rapaci in modo corretto direttamente nel loro ambiente naturale e studiarne il comportamento. In Ticino sono ventisei le specie fra nibbi, falchi, avvoltoi e aquile, e sette di rapaci notturni che si possono incontrare. Le Bolle di Magadino e la parte del Piano destinata alla superstrada sono i luoghi migliori, soprattutto in primavera.
Ficedula da anni si prodiga per far conoscere la nostra fauna organizzando corsi, conferenze, escursioni, attività per le scolaresche e direttamente con progetti di studio e di conservazione.

È solo per una coincidenza temporale che proprio il Locarnese ospita ora questi spettacoli con i falchi o è forse una sottile (o inconscia?) quanto incongrua "misura di compensazione" per il territorio e per le specie che si vogliono a tutti i costi sacrificare?

Un secondo aspetto è legato al fascino esercitato dai falchi fin dai tempi degli Egizi. Ci si dovrà aspettare quindi anche in Ticino, esattamente come con i cani Dalmata e le tartarughe Ninja, che a ragazzini e meno giovani si regali "il Falco", scoprendo ben presto però che i rapaci sono molto più impegnativi. È successo dovunque questi centri di falconeria-spettacolo si sono insediati. Accade così che, passate l’infatuazione o la moda, ci si stufi e si "aprano le gabbie" con le conseguenze che si possono intuire. In alcune regioni, specialmente a sud dei nostri confini, si incontra ormai di tutto: gli ibridi e le razze estranee che interagiscono geneticamente con le popolazioni autoctone diventano un grosso problema di conservazione.

Inoltre col diffondersi di questa "Arte" e, come dicono gli allevatori, con l’aumento degli uccelli nati in cattività che soddisfano la richiesta, non è diminuito il fenomeno della predazione dei nidi, anzi. Ad esempio nel territorio dell’intera Federazione russa dal 1990 al 2000 (unico periodo per cui si hanno dati significativi) le popolazioni di Falco sacro sono drammaticamente diminuite (-90%) a causa del saccheggio dei nidi (per i mercati arabo ed europeo) a dispetto dei certificati CITES che dovrebbero garantire la provenienza dagli allevamenti.

Sempre per questa ragione da anni la LIPU italiana è costretta ad organizzare vari campi di sorveglianza alle colonie di Falco della regina ed ai nidi di Lanario, specie molto ambite sul mercato. Spesso purtroppo, come nei Paesi balcanici, in Turchia e in Afganistan, non ci sono possibilità di controllo.

Ogni tanto qualche trafficante finisce in carcere, ma poi tutto continua peggio di prima.

Guardiamo pure lo spettacolo con i falchi ammaestrati ma ricordiamoci che la conservazione delle popolazioni dei rapaci e più in generale della biodiversità sono tutt'altra cosa.

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